Gian Piero Ventura (Getty Images)
Gian Piero Ventura, ex ct dell’Italia, ha parlato nel corso di un’intervista concessa a TuttocalcioPuglia.com
Ventura sull’avventura in Nazionale terminata con l’eliminazione contro la Svezia:
“Ci penso, ogni tanto. Sono ancora arrabbiato con me per quella scelta, me la prendo con qualche vicenda extra-calcio che ha inciso tanto in quello che è successo in Nazionale. Avevo due anni di contratto con il Torino e un contratto di tre anni firmato con un grande club invece ho deciso di andare con l’Italai. Ho rinunciato a tutto questo perché Lippi mi diede la possibilità di fare il ct. Tutti dicevano fosse la ciliegina sulla torta per la mia carriera da allenatore. Il giorno dopo che ho firmato, Lippi non c’era più e mi son ritrovato da solo a fare tutto, dalle scelte alla politica”.
Gian Piero Ventura sul ritorno in panchina
Manca la panchina?
“Ora mi manca allenate, in carriera ho avuto la fortuna di fare questo lavoro per 36 stagioni ininterrottamente. Quest’anno, per mia scelta, ho deciso stare fermo perchè cominciavo a sentire un po’ di stanchezza per tutto quello che concerne il ruolo di allenaotre. Ma da qualche settimana ho recuperato e ho ritrovato la voglia di allenare. Cosa significa? Avere voglia, energie, entusiasmo e adrenalina. In questo momento io avrei voglia di riprendere. Ho avuto anche tre opportunità ma ho deciso di attendere prima di cominciare una nuova avventura”.
Il futuro di Gian Piero Ventura?
“Devo essere sincero: ho assaporato un mese di vacanza, non ho mai avuto una vita privata tutta per me, devo dire che questo è stato fantastico, ma ora voglio tornare sul campo. Chi fa il mio lavoro deve fermarsi quando non ha più adrenalina; io purtroppo ho scoperto di voler lottare ancora e per questo motivo tornerà ad allenare. Vorrei concludere con qualcosa di estremamente positivo, sarebbe il giusto finale per la mia carriera ed in questo modo avrei la possibilità di cancellare quanto accaduto in Nazionale che ora resta una macchia”.
Ventura ha parlato della volontà di rifare quella scelta e di quanto si sia pentito:
“Se rifarei quella scelta? Assolutamente no. Ma non avrei dovuto farla nemmeno in quel momento. I miei collaboratori mi dicevano di andar via e fare quello che sapevo, di andare tutti i giorni sul campo ad allenare e non stare in quel posto””.
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